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Perché a Berna

Sono onorato di essere stato proposto per rappresentare i ticinesi che vogliono battersi per difendere i valori e gli interessi della Svizzera e per combattere l’arroganza spocchiosa dell’UE, quale candidato per il Consiglio degli Stati proposto dalla Lega in congiunzione con l’UDC.

Mi sono preso il tempo necessario prima di decidere e mi sono detto che dopo quasi 30 anni di impegno professionale quale avvocato e notaio, è giunto il momento di dedicare parte del mio tempo per difendere le idee, i principi e le sensibilità di chi vuole essere rappresentato anche nel processo di concretizzazione della volontà popolare espressa.

Già 4 anni fa l’elezione fu mancata per poco. Quanto è mancato l’altra volta, non mancherà questa volta grazie al sostegno dei Ticinesi.

La Lega dei ticinesi e l’UDC da anni per difendere gli interessi del Ticino e quelli nazionali sono costrette a lanciare iniziative e ad opporsi ad altre. È inammissibile che il primo partito svizzero sia escluso sistematicamente a livello di Consiglio federale e di Parlamento dalle decisioni importanti, ciò che de facto significa escludere il popolo, rispettivamente non considerare la volontà popolare. Ora occorre fare in modo che queste sensibilità trovino lo spazio che si meritano e che le competono anche nel Parlamento.


È giunto il momento di cambiare marcia.

La partita si gioca su diversi dossier. Ne cito uno per tutti: la negoziazione dell’accordo quadro con l’UE. Tale accordo così come concepito è la cronaca di una capitolazione annunciata, senza nemmeno l’onore delle armi. L’attitudine negoziale è la prima cosa che occorre cambiare. Ai negoziatori occorre dare chiari obiettivi politici e non dir loro che un accordo va trovato ad ogni costo. Occorre far loro presente che siamo nella posizione in cui possiamo dire tante volte no, non sempre abbassare la testa o scusarsi. Affinché queste istruzioni possano essere date imperativamente ai negoziatori, occorre però che il Consiglio federale si assuma le sue responsabilità, che mostri di avere la forza e la determinazione per potere con fermezza, e anche con durezza se serve, negoziare al meglio gli accordi futuri. Ciò sarà possibile solo ed unicamente se dalle urne delle elezioni federali uscirà un Parlamento con una destra forte e ben rappresentata.

Per quanto concerne l’elezione al Consiglio degli Stati, sono perfettamente cosciente di essere sceso in campo per una partita molto difficile. È come se stessimo giocando un tie-break al quinto set di un torneo del grande slam. Ogni pallina è importante. Ogni pallina può essere quella del game, set e match. Vi posso da parte mia garantire che io giocherò tutte le palline con il massimo impegno nella convinzione, che con il sostegno e l’aiuto dei ticinesi, l’area conservatrice ticinese possa finalmente avere un suo rappresentante al Consiglio degli Stati e affinché il Ticino che ha detto no allo spazio economico europeo, sí all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, sí all’espulsione dei criminali stranieri e no alla direttiva disarmista europea possa far sentire la sua voce e far valere le sue ragioni.

Avv. Battista Ghiggia
Candidato per il Consiglio degli Stati
Lega dei ticinesi – UDC

Il mio programma politico

  1. NO all’UE: padroni in casa nostra
    NO all’accordo quadro con l’UE, NO ai giudici stranieri, NO ai Diktat di Bruxelles. Disdetta della libera circolazione delle persone come pure dalla Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri. Nessun contributo di coesione all’UE. NO al Patto ONU sulla migrazione.
  2. Lavoro: prima i nostri
    Sostituire l’inutile “preferenza indigena light” voluta dalla partitocrazia con la preferenza indigena votata dal popolo. Investire per promuovere l’assunzione di disoccupati elvetici. Meno burocrazia e meno imposte per le aziende che creano lavoro per gli svizzeri.
    Difesa di quel che resta della nostra piazza finanziaria. NO all’abolizione del segreto bancario per i cittadini svizzeri. Appalti pubblici solo a ditte elvetiche iscritte nel settore da almeno 5 anni e con almeno il 50% di personale svizzero o domiciliato.
  3. Politica migratoria autonoma
    Sull’immigrazione decidiamo noi. Limitazione dei ricongiungimenti familiari. Espulsione rapida e sicura di tutti gli stranieri che delinquono o che abusano della nostra socialità: basta con le eccezioni! Ridurre le prestazioni sociali agli stranieri: non siamo il paese del Bengodi!
    Rimpatrio sistematico dei migranti economici, accoglienza solo per i veri perseguitati. Nessun nuovo centro asilanti in Ticino. Tutti i terroristi islamici vanno allontanati dalla Svizzera; e se nel paese d’origine si trovano in pericolo, peggio per loro!
  4. Difesa dei nostri valori
    Difendiamo la nostra identità, le nostre tradizioni, le nostre radici e le nostre libertà. Stop allo smantellamento del nostro esercito di milizia. NO all’islamizzazione della Svizzera: i migranti in arrivo da “altre culture” si adeguano alle nostre regole o tornano a casa loro. Divieto di finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici. Valorizzazione dei diritti popolari! Ciò che il popolo vota, va applicato alla lettera ed in tempi brevi. La nostra Costituzione viene prima degli accordi internazionali. I trattati internazionali contrari alla volontà popolare devono essere disdetti.
  5. Stop alle naturalizzazioni facili
    Stop alle naturalizzazioni facili di persone non integrate e/o a carico dello Stato sociale; numero chiuso per le naturalizzazioni. Il passaporto svizzero non è un diritto, ma un premio per chi dimostra di meritarlo. Ritiro della cittadinanza svizzera a naturalizzati che si macchiano di reati particolarmente gravi.
  1. No all’innalzamento dell’età AVS e priorità agli svizzeri nella socialità
    Aiutiamo prima gli svizzeri. Stop all’immigrazione nel nostro Stato sociale. Tagli massicci agli aiuti all’estero ed alla spesa per l’asilo, e più soldi per il Primo pilastro. No all’innalzamento dell’età AVS!
  2. Cassa malati sostenibile
    Utilizzare gli utili della Confederazione e della Banca nazionale per il Primo pilastro e per ridurre i premi di cassa malati. Creazione di una cassa malati unica e pubblica. Sì al plafonamento del premio di cassa malati al 10% del reddito delle economie domestiche.
  3. Ambiente: no all’isteria, sì alla ragione
    No all’isterismo climatico, sì ad una politica ambientale ragionevole, che passa in prima linea dalla riduzione dell’immigrazione e del frontalierato. Aumento della tassa sul traffico pesante a carico dei TIR stranieri che transitano in modo parassitario attraverso la Svizzera, onde scoraggiare l’utilizzo del nostro Paese come “corridoio a basso costo”. No a nuovi ecobalzelli (o all’aumento di quelli esistenti) a carico degli utenti della strada svizzeri. Il completamento di AlpTransit (sia a Sud che a Nord) è prioritario.
  4. Confini sicuri
    Potenziamento del personale doganale. Tutti i valichi devono essere costantemente presidiati. Valichi secondari chiusi di notte.
  5. Basta persecuzione degli automobilisti
    Abolizione di Via Sicura e del medico del traffico. No al road pricing ed al mobility pricing. No al rincaro delle tariffe di parcheggio, che vanno invece diminuite. Stop alle riduzioni di posteggi. Nessun aumento artificiale del prezzo della benzina. Più investimenti nelle infrastrutture stradali, anche contro il rumore.